Là dove abita la poesia

“La dove abita la Poesia”

Non insolitamente nella congerie di immagini che rappresentano l’arte pittorica di questo quasi-fine-secolo, la poetica figurativa detiene ancora abbastanza spesso un ampio spazio. Infatti, in questa nostra società sempre più protesa verso l’alienazione, la paranoia e la dissociazione di modelli e ideali, anche gli artisti, al di là della loro tendenziale adesione a gruppi o correnti, avvertono tuttavia la necessità di recuperare valori e valenze in grado di ritemprare lo spirito e la psiche dell’uomo, che oggi sembra inevitabilmente volto verso un definito collasso della propria umanità, ossia della fondamentale costante antropologica che finora l’ha sempre contrassegnato, in ogni epoca, quale inscindibile sostanza intimamente perfusa dal suo DNA.

Tale poetica figurativa, appunto, senza tempo e senza confini, oggettivamente estrosa, incantata e liberatoria, ricca di accenti ingenuamente spettacolari, piacevolmente imaginifica e talvolta pure maliziosamente allusiva tra le altre, pervade anche una ampia serie di opere contemporanee omologate col nome d’arte “Ulisse”, all’interno delle quali senza dubbio abita la Poesia e che sono ormai ben note agli addetti ai lavori e ai collezionisti, non solo per la qualità della loro immediatezza narrativa, ma proprio in virtù di quel recupero di un certo clima di serena beatitudine tipico delle fiabe, ovvero di convinta assersione della tradizionale e forse spensierata maniera di vivere di un tempo, che ne legittima ampiamente l’interesse e la ragione d’essere.

Ulisse é, dunque, in galleria anfitrione di un universo idilliaco, piacevolmente popolato dalle sagome alquanto civettuole delle sue vivaci suorine perennemente affaccendate, d’estate e d’inverno, di giorno e di notte, in cortile o sull’aia, sulla distesa del prato o sopra il muretto del ponte sul ruscello; sempre intente in insolite occupazioni e giochi e trastulli (il tiro della fune, la pesca con la canna, i randez-vous al chiaro di luna…), sul filo di un’inventiva alacre, che ovviamente le distoglie dal previsto adempimento delle pratiche liturgiche quotidiane.

Tutto ciò si innesta su un forte senso di mimetismo dell’artista che produce l’opera; su una geometria cangiante, ma pur sempre coinvolgente, delle antiche strutture architettoniche realizzate con blocchi di pietre perfettamente squadrate e levigate, che immancabilmente si incastrano tra loro alla perfezione; sulla sciolta fluidità dei colori fondamentali che si coniugano felicemente con l’atmosfera fiabesca delle immagini; su un ampio respiro ludico dell’impostazione narrativa; su un lessico espressivo, insomma, volta a riprodurre piuttosto lo spirito di luoghi e atmosfere che appartengono a un mondo immaginario e irraggiungibile, eppure così concretamente raffigurato in questo genere di visioni talmente carico di rispondenze all’interno della nostra sfera culturale ed emotiva. Siamo, quindi, in presenza di una consistente e gradevole produzione pittorica, nella quale la prosa del quotidiano illustrata nei dipinti è già Poesia.

Non vi è dubbio infatti che, evocando un nesso organico di percezione e immaginazione, cioè di fisicità e idealità, di potenziale estetico ed emotivo, queste opere, che sviluppano un filone culturalmente accreditato nel mondo dell’arte pittorica contemporanea (quello del borgo antico immerso, coi suoi massivi torrioni di pietra, nelle grandiose distese prative; delle elegiache nevicate luminescenti…) riescono a suscitare emozioni essenziali che ci restituiscono al senso di una dimensione interiore ormai perennemente in bilico – nell’immaginario collettivo – tra passato e presente, tra sogno e realtà; forse nel tentativo di ricreare per noi, quasi in termini lirici, una nuova perscrutazione post-romantica della vita.

 

di Antonio Puglisi