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Ulisse, suorine e pretini…

Ulisse, suorine e pretini…

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recensione di Adriano Toselli

“Odissea italica, sin in Arcadia locale, di borgo medievale…
Ciò che fa la fortuna di un artista e rende la sua opera, a volte, imperitura è, specie in questi nostri tempi, l’essere “riconoscibile”, “particolare”, l’avere una propria, tipica, immagine, un taglio ed un soggetto chiaramente identificabile…

Difficile immaginare un Giorgio De Chirico senza pensare alle sue “Piazze metafisiche” (anche se dimostrava di “saper dipingere” anche attraverso i, pochi, ritratti e le nature morte), un Salvator Dalì senza “elefanti ed orologi molli”, un Gauguin senza le spiagge tahitiane, uno Chagall senza le sue astrazioni, un Monet senza le ninfee, i pittori impressionisti senza i loro paesaggi di campagna francese, di Provenza, di Bretagna, di lungo Senna, di interni parigini (eccezione unica un Pablo Picasso, che, nella sua lunga vita, seppe eccellere, e vendere, cambiando spesso, radicalmente, stile, vivendo il “cubismo”, di cui è riconosciuto come uno dei massimi maestri, solo come una fase)…

Rossano Massaccesi, classe 1957, giunto al giro di boa dei cinquanta anni, portati con l’ironia del volto e l’altezza di un fisico ancora da atleta, marchigiano di Osimo, artisticamente, ha avuto la fortuna di trovare il filone nel quale la sua arte ha saputo subito esprimersi a buon livello di creatività, originalità, incarnandosi in molti aspetti della sua ricca, multiforme, esuberante, personalità…

Numerose e molto diffuse sono le sue opere, riconoscibilissime in tante case e gallerie non solo italiane…

La fonte di ispirazione autentica, dopo tante ricerche, l’ha trovata proprio in “casa sua”, ad Osimo, nelle Marche, in quell’Italia Centrale che è stata culla del Rinascimento, ricca di tante vestigia artistiche, oltre che di enormi suggestioni paesaggistiche (sottolineate dalla dolcezza dell’ambiente collinare)…

Proprio di qui la scelta del “nome d’arte”: “Ulisse”. A rimarcare le affinità con il pesonaggio omerico tornato, dopo tanto pellegrinare, nella bramata Itaca, nella “Patria”, senza altro più cercare.

L’Italia Centrale, ed una Regione italiana come le Marche, vissuta secoli nello Stato Ponteficio, offre tutto quanto serve all’arte di Ulisse (con al massimo qualche puntata leggermente a Nord o a Sud, sin a Positano, in Campania, o davanti al, bellissimo, duomo di Amalfi, o al Maschio Angiono, o nella pugliese Foggia, o in un irreale deserto, da presepe…).

Nelle sue opere sono riportati i tanti borghetti medievali che costellano il territorio tra Urbino ed Ascoli, con, sullo sfondo, castelli, chiese, pievi, conventi dai raccolti chiostri, quell’Italia di “paese” che cerca di sopravvivere ai molti cambiamenti sociali ed alla globalizzazione culturale, adeguandosi…

La grande trovata, portata sempre avanti, con una mano che, via via, migliora, si scioglie, diventa più fluida, per opere meno rigide, luminose e solari, di leggiadria con tocco sensibile quasi femmineo, è quella di rendere protagonisti di questi dipinti, quasi esclusivamente, dei religiosi.

Con tecnica ad “olio”, spesso su tavola di legno, a volte su tela, ad animare di vita, in uno stile, spesso, contemporaneo, luoghi altrimenti fermi nella fissità del loro tempo, in tocco quasi di dolcezza da poesia crepuscolare corazziniana, sono pretini, in allegre vesti rosse (come tradizione in quelle zone, nei tempi passati, quando c’era il “Papa-re”), e suorine (vestite di bianco, solo in panni neri d’inverno, per l’esigenza artistica di contrasto sulla neve).

Gli unici “personaggi laici” sono quelli dei cui panni mai si potrebbe rivestire un religioso (Ordini Cavallereschi a parte): i cavalieri che ritornano dalle Crociate o che si raccolgono per i tornei, tipica grande occasione di festa del Medio-evo (oltre che austeri carabinieri in tribunale, a rappresentare potere ed istituzioni, a tener d’occhio carcerati, in un mondo di gioco anarchico, di spensieratezza infantile).

Le figure in abito talare sanno diventare, in gioco di metafora sociale, contadini, sciatori, idraulici, vinaioli, magistrati, paracadutisti con l’ombrello, giocatori di scacchi, pittori, musicisti, tennisti, farmacisti, decoratori, architetti…

Nelle opere migliori perfetta è la fusione tra le citazioni del nostro medioevo, in architetture e particolari, ed una assoluta contemporaneità di atteggiamenti e situazioni.

Queste scelte, oltre a rendere i lavori del tutto inconfondibili con quelle di altri artisti, danno quel tocco autenticamente naif che è la miglior chiave comunicativa di Ulisse, testimoniata, come nel genere, dalla predilezione per colori netti, decisi, senza troppe sfumature.

Viviamo in una Nazione nella quale la Chiesa Cattolica è presenza radicata da ormai millenni ed in cui la vita di questo “clero minore, basso” ha storicamente coinciso con quella dei fedeli (dai lavori nell’orto dei parroci a quello nei giardini e vigne dei conventi).

Preti e suore diventano, anche, simpatica metafora della cattolicità italica, di una vita di tutti i giorni arricchita con quella poesia, capacità di sognare, che sempre il “naif”, come nessun altro stile pittorico, è capace di dare… In talune tavole ci par ci vedere la romantica ingenuità di un Peynet ricoperta di vesti talari…

Sono immagini elegiache, sognanti, di Arcadia divenuta cittadina, contemporanea in antica cornice, trapiantata e cresciuta, fiorita, in “casa nostra”, in tali scenari ammirati da viaggiatori di tutto il mondo…

In queste figure, che raggiungono, a volte, notevole efficacia plastica, la parte trascurata del tutto, ridotta ad anonimo “ovale rosa”, è quella del volto, personaggi e non persone, impegnati in una recita, nei quali identificarsi, che non mancano di ironia, di garbata critica e satira sociale, rivolta alla nostra società contemporanea (parlar a suocera perché nuora intenda, come si usa tradizionalmente…).

Passando in rassegna le opere vediamo omaggio ad uno dei simboli dell’Italia più noto in tutto il Mondo: la Torre di Pisa, trasformata, da suorine e pretini, nella base di lancio, per voli di paracadutisti attaccati ai loro ombrelli neri, alla “Mary Poppins”. È uno dei soggetti ripetuti più volte, sempre con variazioni creative, tanto da renderli sequenze ideali, sottolineature diverse di medesime ironie…

Si lavora, nelle mura di queste “cittadelle del sogno”, ma il grano, oltre che appena fuori dalle porte, cresce e matura anche nella piazza principale, per venire mietuto e messo in covoni con una giocosità che non fa trasparire la fatica…

La frutta è copiosa, in giardini e boschetti, per essere colta da questi numerosi e puri “Adami ed Eve”… Il frantoio macina, nello slargo vicino alla porta, e fa sgorgare, senza troppo sudare, l’olio… Nelle cantine, quasi come in poesia carducciana, numerose sono le botti di vino (tipico prodotto italiano), ma gli allegri suorine e pretini, che non disdegnano feste e banchetti, non mancano di far entrare nella loro piazzaforte (come fosse “Cavallo di Troia”, quello, appunto, ideato da Ulisse) immense bottiglie di foresto “champagne”…

Soprattutto, però, le figurine in abito talare (che, se no, che sogno sarebbe?) passano il loro tempo a suonare (come pastori arcadici), ogni strumento, magari in bilico sui tetti, a cantare (anche loro, a volte, stonati) ed in ogni tipo di sport che costella il nostro, poco, tempo libero (oltre che nei loro tornei). Si concedono, persino, momenti di dolcezza e romanticismo (sul bordo di una fontana, in una oasi nel deserto, durante cenetta intima, sin alla serenata di dichiarazione, come Romeo e Cirano), si avvicinano e “coccolano” (non appropriato ci par dire che “amoreggiano”), con assoluta innocenza e castità, alla Peynet, appunto…

D’inverno, nelle innevate vie del borgo, non trascurano di esibirsi, anche gareggiando, come, più o meno provetti, sciatori o guidatori di slitta, di fare pupazzi e scherzi con le palle di neve, di pattinare sul laghetto gelato (o su pista nella piazza)…

A Natale attendono e fanno regali, come tutti i bambini buoni… La notte di Halloween espongono le zucche…

D’estate non disdegnano la balneazione, il golf, la corsa nei sacchi… Ma il loro passatempo preferito, ripreso in varie opere, è quello degli scacchi, questo affascinante gioco che è come certi centri storici: sempre attuale, in ogni epoca… Nelle partite giocate nella piazza del borgo vi è citazione di ennesimo centro medievale e rinascimentale del nostro “Bel Paese”: la grande manifestazione che tutti gli anni si tiene nella veneta Marostica…

E scorrono sempre uguali le stagioni, tra sole, vendemmie, neve ed alberi in fiore, come si conviene, nei sogni, fatti in Italia, ad inizio Terzo Millennio dell’Età Cristiana, quando lavorare, con un po’ di fantasia, anche sui bei borghetti, non è, poi, male…

Recente nuovo filone espressivo scoperto (da cui sono da attendersi interessanti sviluppi) è quello delle fusioni in imperituro bronzo (con articolata tecnica, a “cera a perdere”): si tratta di statue di 40-50 centimetri d’altezza, sempre, ovviamente, rappresentanti le “suorine” ed i “pretini”…”

di Adriano Toselli

 

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