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Diario di viaggio nell’isola dipinta

Diario di viaggio nell’isola dipinta

diario di viaggio nell'isola dipinta recensione di lorenzo bonini

recensione di Lorenzo Bonini

“Questi uomini sono in prima fila sulla scena, anche se potranno essere accusati d’arbitraria semplificazione quando li associamo alle figure dell’uomo artista. Ma con un campo della conoscenza e dell’espressione in piena espansione i ruoli si precisano e Ulisse, a pieno diritto, analizza a partire dalle definizioni i principi che presiedono la ridistribuzione dei ruoli.

Tutti questi attori sociali (suorine, pretini, cardinali, conventi, rocche, castelli, abbazie, stagioni e quant’altro dipinto), hanno tuttavia in comune il fatto di beneficiare della promozione intellettuale del tema interpretato. Provate a ripercorrere l’intricata matassa dell’arte moderna! Dopo esservi liberati dagli alti e solenni schemi, in cui tra rispettata verità intenzionale protervia è stata ridotta, impedendovi così di leggere le più profonde e drammatiche nervature, i più segreti e avvoltolati ingorghi, ma soprattutto le telluriche ragioni; ci si avvedrà che tutto ciò non è altro che uno spettro urlante, a volte silente e talaltra irriconoscibile. Se i tempi di Ulisse, paiono talvolta troppo distanti, i risultati mostrano grandezze, concretezze e resistenze sufficienti a permettere, in chi abbia pupille e volontà lucide e sgombre, di vedere e dunque di leggere.

L’intera filosofia verte intorno ad una docta ignorantia non sappiamo chi realmente siamo, perché esistiamo, se viviamo, sogniamo o rappresentiamo solo una parte, in qualche modo assegnataci.

Ulisse è quanto pare ben aggiornato di tali problemi e interrogativi, e mediante la rappresentazione di forme di vita ormai automatiche e meccaniche, fatte di giochi tra suore e pretini, con la loro assurdità e la loro follia, si propongono di dimostrare quanto di equivoco vi sia nell’esistenza umana, con la laicizzazione del soggetto, quando il tema religioso scopre o non è più che un pretesto insignificante, il racconto domina da solo senza scambi con lo spirituale, una potente realtà misteriosa traslata in città medioevali, tale da suggerire il passaggio dell’invisibile dietro la presenza del visibile.

Nelle opere di Ulisse le allusioni simboliche a elementi che potrebbero essere della medesima natura dell’uomo, delle cose, delle città, scompaiono del tutto, solo il soggetto conta, e la sua pura raffigurazione come brano naturale, caratterizzato all’estremo in quanto ora della giornata e della stagione, nel tale villaggio dell’Umbria delle Marche, quando l’inverno grava sulle piazzette, sui conventi; si appaga di esprimere i fiocchi di neve e i giochi che la società pratica attraverso attori vestiti da religiosi dai sentimenti laici, oppure nei campi di grano incandescente sotto al sole della mietitura.

Queste vedute di paesaggi sono popolate da personaggi senza occhi, che esercitano una funzione, un gioco forse, con sottointesi desideri proibiti. Il motivo manieristico con cui ci rappresenta la sua arte, sta nel tradimento della realtà da parte delle forme, o il suo dissolversi in esse, che determina nel quadro una zona intermedia fra due mondi, fra devozione e ironia, fra sacro e triviale, conducendoci in una sfera quanto mai problematica, in cui sembra che l’artista stesso si aggiri sbalordito e divertito, con ironia Ulisse si manifesta più intimamente in maniera vivificata nel mondo circostante, e si attua in un primo momento con la riconciliazione e l’esistenza malinconica dell’uomo che cerca risposte. Un artista serio, un pittore di composizione, appassionato della realtà, innamorato della natura, dell’umanità, che però sente fortemente la sproporzione tra fragilità dell’una e le leggi ineluttabili dell’altra.

Ma senza amarezza, perché egli adora la vita in tutte le sue manifestazioni, perché constata che la gioia resta possibile anche sotto gli abiti talari, e dipinge questa sbrigliata allegria che è anche una gran forza; egli sa che la vita giovane ed esuberante rinasce sempre, anche dopo la morte e tale certezza lo rende ottimista. Sforzandosi in modo particolare di rendere l’uomo nella vita sociale, alle prese con l’oppressione, la crudeltà e la stupidità che massicciamente trionfano attraverso i mass-media.

Si noti come quest’emozione umana, che a nostro avviso costituisce il carattere peculiare di Ulisse, si esteriorizzi in composizioni i cui elementi saranno tutti presi dalla realtà, e quasi sempre dal paese e dal popolo che il maestro conosce meglio: quello della sua terra natale. L’origine, l’ambiente, la visione della realtà che lo circonda, il sentimento ironico e sarcastico fanno di questo nostro artista un maestro nel suo genere.

Ecco allora offrirci un viaggio attraverso le più belle città d’Italia dove i suoi attori, (suorine, preti) giocando ci introducono sul proscenio teatrale dell’arte con un’opera che aspiri per quanto umilmente, a dignità d’arte, recando la propria giustificazione in ogni pennellata, e quest’arte può definirsi un tentativo sincero di rendere la massima giustizia all’universo visibile, con il porci in luce una verità molteplice e una verità che sta sotto a ogni sua apparenza. E’ il tentativo di scoprire le città nelle sue forme, nei suoi colori, nella sua luce, nelle sue ombre, nelle apparenze della materia e nei fatti della vita, ciò che in ciascuno di esse è fondamentale, ciò che è durevole ed essenziale, la loro qualità unica determinante e chiarificatrice, la verità stessa del loto esistere.

Qui l’artista si richiama a quella parte del nostro essere che non è la sapienza; ma a ciò che in noi è dono e non cosa acquisita, egli parla alla nostra facoltà di gioia e di meraviglia, al senso del mistero che circonda le nostre vite; al senso della bellezza e alla comunanza con ciò che ci circonda e all’elusiva solidarietà che unisce la solitudine di cuori innumerevoli, a quella solidarietà dei sogni, nella gioia e nel dolore, nelle aspirazioni, nelle allusioni, nella speranza e nella paura che lega gli uomini l’uno all’altro e tutta l’umanità insieme, anche a coloro che verranno.”

di Lorenzo Bonini

 

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